Voidmass L'ambientazione

Corpi e identità

Gli avanzamenti tecnologici del ventunesimo secolo non si sono limitati alla conquista dello spazio: la concentrazione di capitali, ricerca e capacità industriale sviluppatasi attorno alla Voidmass ha accelerato contemporaneamente l’informatica, la robotica, la genetica, la medicina rigenerativa e l’ingegneria protesica. Le necessità dell’espansione interstellare hanno contribuito ulteriormente a questo processo: mantenere in vita esseri umani in ambienti ostili, sostituire organi, riparare i danni provocati dalle radiazioni e adattare il corpo alle condizioni delle colonie sono diventati al tempo stesso requisiti di ordine pratico e settori di grande interesse economico.

Da questi progressi si sono sviluppate due famiglie tecnologiche destinate a modificare profondamente il rapporto tra corpo e identità: la tecnologia Soma, derivata dalla genetica e dalla medicina rigenerativa, e la cibernetica protesica, sviluppata a partire dalla robotica e dalle interfacce neurali.

Nel giro di due generazioni il corpo umano è diventato così una struttura realizzabile, modificabile e, entro determinati limiti, sostituibile. La conseguenza è stata la necessità di stabilire quali caratteristiche dovesse conservare un corpo umano e, soprattutto, quale coscienza potesse legittimamente occuparlo.

Trasferimento di coscienza e Soma

Il trasferimento di coscienza si basa sulla registrazione estremamente dettagliata dello stato neurologico di un individuo, definita impronta cognitiva, e sulla successiva ricostruzione della stessa configurazione all’interno di un sistema nervoso compatibile. L’impronta comprende non soltanto i ricordi, ma anche schemi cognitivi, associazioni, competenze, configurazioni emotive e gli altri elementi dinamici necessari a riprodurre la continuità psicologica dell’individuo.

Nelle procedure certificate, l’acquisizione dell’impronta cognitiva è deliberatamente distruttiva: la lettura dello stato neurologico ne cancella progressivamente la configurazione dal substrato di origine, lasciando al termine dell’operazione un Soma biologicamente vitale ma privo dell’istanza cognitiva precedente e nuovamente disponibile per una successiva allocazione. Fra la conclusione del prelievo e la ricostituzione nel Soma di destinazione, l’impronta registrata costituisce quindi l’unica istanza dell’individuo.

Dopo il trasferimento, il soggetto attraversa normalmente un periodo di adattamento della durata compresa tra alcune ore e diversi giorni. Al termine di questa fase recupera i ricordi registrati nell’impronta cognitiva, riconosce persone e luoghi, conserva i propri legami affettivi e percepisce la propria esistenza come continua rispetto a quella precedente.

La questione se tale continuità corrisponda effettivamente alla sopravvivenza della stessa coscienza rimane oggetto di discussione scientifica e filosofica e viene spesso ricondotta a varianti del dilemma della Nave di Teseo. Le Egemonie hanno tuttavia risolto il problema sul piano amministrativo: una coscienza trasferita attraverso procedure certificate viene legalmente considerata la stessa persona che occupava il corpo precedente.

Il termine Somatic Object for Mind Allocation (SOMA), o più semplicemente Soma, è nato per indicare gli organismi biologici prodotti artificialmente allo scopo di ricevere una coscienza umana. La loro realizzazione ha rappresentato il risultato più avanzato di tecnologie sviluppate inizialmente per i trapianti, la coltura cellulare e la medicina rigenerativa.

Un Soma è un organismo biologico completo, dotato di sangue, ossa, muscoli, organi, sistema endocrino e sistema nervoso. Può quindi guarire, ammalarsi e invecchiare come un corpo nato naturalmente. La differenza risiede nel processo di produzione, svolto all’interno di strutture specializzate capaci di accelerare e controllare lo sviluppo dell’organismo.

Con la diffusione del trasferimento di coscienza, il termine ha acquisito un significato più ampio ed è stato adottato dalla medicina e dalla normativa per indicare qualsiasi corpo biologico che ospiti o sia destinato a ospitare una coscienza umana, indipendentemente dalla sua origine. In senso giuridico sono quindi Soma sia i corpi prodotti artificialmente sia quelli nati naturalmente. Nel linguaggio comune, soprattutto per i corpi prodotti appositamente per il trasferimento, è rimasta diffusa la denominazione Guscio (Shell).

I primi prototipi di Soma sono stati prodotti nel 2089 e la produzione industriale è seguita di lì a poco; il trasferimento di coscienza è diventato una procedura clinicamente affidabile tra il 2093 e il 2095, mentre l’obbligo generale di registrazione è stato introdotto nel 2098.

I Soma più costosi vengono prodotti utilizzando il patrimonio genetico del destinatario e costituiscono quindi, salvo le modificazioni introdotte durante lo sviluppo, copie biologiche dell’individuo originario. È possibile eliminare alcune patologie ereditarie o intervenire su caratteristiche prestabilite. Accanto ai modelli personalizzati esistono linee genetiche standardizzate destinate al mercato generale, all’industria e alle colonie, utilizzate quando il costo o il tempo necessario alla produzione di un organismo individualizzato non risultano giustificati.

La produzione è concentrata nelle mani di poche Megacorporazioni: Atsuki e Novalis controllano la maggior parte del mercato, seguite da Mirai che, forte della propria posizione dominante nella filiera dei corpi artificiali, si è specializzata nella produzione di Soma aumentati, ovvero prodotti con implantistica cibernetica preinstallata. Una parte consistente delle linee standardizzate destinate all’industria e alle colonie viene prodotta da stabilimenti che operano su licenza delle stesse MC.

Impianti cibernetici

Parallelamente allo sviluppo dei Soma, la cibernetica protesica ha reso possibile sostituire porzioni sempre più estese del corpo biologico con componenti meccanici, elettronici o neuromorfici direttamente integrati con il sistema nervoso. Arti, organi, apparati sensoriali e numerose altre strutture possono essere sostituiti tanto per recuperare funzioni perdute quanto per aumentarne le prestazioni. Gli impianti cibernetici possono essere installati sia sui corpi nati naturalmente sia sui Soma, anche prima dell’allocazione di una coscienza. Un Soma sottoposto a modificazioni di questo tipo viene convenzionalmente definito Soma aumentato.

Gli innesti hanno trovato particolare diffusione nei settori industriale e militare, nei quali l’incremento di forza, resistenza, capacità sensoriali e tolleranza agli ambienti ostili può giustificare interventi anche molto estesi.

L’esperienza clinica ha però dimostrato che la componente biologica non può essere ridotta indefinitamente: con l’aumentare degli impianti crescono infatti anche i disturbi neurologici, dissociativi e della percezione del sé, complessivamente classificati come Drift e che, nei casi più estremi, possono portare allo sviluppo della Sindrome da Discontinuità Somatica (Somatic Discontinuity Syndrome, o SDS).

Il problema è diventato di dominio pubblico dopo alcuni gravi casi riguardanti individui che, in seguito a sostituzioni particolarmente estese, avevano sviluppato forme acute di dissociazione, alterazione dell’identità e perdita del controllo del corpo. Nel tentativo di individuare una relazione tra l’estensione delle modifiche e la comparsa di questi disturbi, le prime analisi hanno mostrato che la quantità di tessuto biologico residuo costituiva un parametro poco affidabile: un occhio artificiale poteva incidere molto più di quanto le sue dimensioni lasciassero supporre, un processore neurale produrre effetti rilevanti pur sostituendo pochissimo tessuto, mentre ampie coperture dermali avevano un impatto relativamente modesto. Anche sostituzioni apparentemente analoghe, inoltre, non comportavano necessariamente le stesse conseguenze.

Biological Retention Index (BRI)

Per rendere confrontabili i diversi casi è stato quindi sviluppato il Biological Retention Index (BRI), un sistema di valutazione basato sull’impatto funzionale delle sostituzioni artificiali piuttosto che sulla loro massa. La scala assume convenzionalmente come valore 100 un Soma biologico completo e non modificato. A ogni modello di impianto omologato viene quindi assegnato, in sede di certificazione, un valore di riduzione detto Biological Retention Cost (BRC), che esprime l’impatto della sostituzione sulle strutture somatiche e nervose dell’organismo.

ESEMPIO: un individuo con un braccio artificiale (9 punti di BRI in meno), entrambi gli occhi sostituiti (6 ciascuno) e un hub neurale di base (6) ha un BRI nominale pari a 73.

Il valore indicato per ciascun impianto rappresenta un costo nominale determinato in sede di certificazione; la presenza di altri impianti può comunque modificarne l’impatto effettivo: dispositivi che intervengono sulle stesse strutture biologiche, vie nervose o funzioni somatiche possono produrre effetti parzialmente sovrapposti e determinare una riduzione del BRI inferiore alla semplice somma dei rispettivi valori; più raramente, incompatibilità o interferenze tra sistemi differenti possono produrre una perdita superiore a quella prevista. Per questo motivo il BRI definitivo viene determinato mediante certificazione del Soma dopo ogni intervento rilevante.

La Regola del 27

L’applicazione del BRI a un numero crescente di casi clinici ha permesso di individuare una forte crescita delle complicazioni quando l’indice scendeva approssimativamente tra 23 e 25. Sulla base di questi dati, la European Federation ha fissato convenzionalmente a 27 il valore minimo considerato compatibile con un margine di sicurezza accettabile. La soglia, successivamente adottata con variazioni e deroghe anche dalle altre Egemonie, è divenuta comunemente nota come Regola del 27.

Gli individui con BRI pari o superiore a 27 sono classificati come BRIGHT (Biological Retention Index Greater than Human Threshold). Il termine è stato successivamente associato anche alla rappresentazione degli scanner BRI, che visualizzano l’attività biologica residua attraverso livelli crescenti di luminosità.

Nel momento in cui il BRI scende sotto la soglia il corpo diventa non conforme e il soggetto deve essere immediatamente riportato entro i parametri di sicurezza, eventualmente anche con un trasferimento di coscienza su un Soma interamente organico imposto a livello giuridico.

Hyperwired, Cyberjunkie, Twenty-Seven, BLIGHT

Gli individui che ricorrono in modo particolarmente esteso agli impianti vengono definiti Hyperwired, mentre quelli che ne fanno un uso compulsivo sono indicati, in senso dispregiativo, come Cyberjunkie.

Gli individui prossimi alla soglia del 27 sono invece comunemente noti come Twenty-Seven; quelli sotto soglia vengono colloquialmente definiti BLIGHT (forma dispregiativa di BRIGHT) e, ove individuati, sono generalmente soggetti a fermo obbligatorio per essere sottoposti alle procedure previste dalla legislazione competente.

Corpi artificiali e Principio di Segregazione

Lo sviluppo della stessa tecnologia utilizzata per gli impianti ha reso possibile costruire corpi completamente non biologici, composti da leghe metalliche, ceramiche, polimeri, attuatori, sensori, circuiti e sistemi neuromorfici. Questi corpi sono indicati industrialmente come Artificial Frame (AF); i modelli antropomorfi costituiscono la categoria degli Humanoid Artificial Frame (HAF).

Gli HAF più costosi riproducono l’aspetto umano attraverso rivestimenti sintetici estremamente sofisticati, mentre quelli destinati agli impieghi industriali mantengono generalmente una conformazione evidentemente artificiale. Forza, resistenza, capacità sensoriali, tolleranza termica, numero e disposizione degli arti e possibilità di operare nel vuoto o in atmosfere ostili possono essere determinate direttamente in fase di progettazione. Anche nei modelli industriali viene tuttavia normalmente preservata una struttura complessivamente antropomorfa, ritenuta preferibile per ragioni ergonomiche, operative e di accettabilità negli ambienti di lavoro condivisi con personale umano.

I corpi artificiali si basano su una tecnologia del tutto diversa da quella dei Soma e non possono ospitare coscienze umane: il loro scopo principale è fornire un corpo ai sistemi di Artificial General Intelligence (AGI). Una AGI installata in un corpo artificiale antropomorfo viene classificata come Humanoid Artificial Life Form (HALF).

La separazione tra Soma e corpi artificiali è sancita dal cosiddetto Principio di Segregazione:

Le coscienze umane possono essere trasferite esclusivamente in Soma conformi ai requisiti previsti dall’indice BRI; le AGI possono essere installate esclusivamente in substrati non biologici, siano essi corpi artificiali, navi o impianti. È altresì vietata qualsiasi attività di ricerca, sperimentazione, sviluppo o applicazione diretta a consentire, agevolare o perfezionare il trasferimento di una coscienza umana in un corpo artificiale, ovvero l’installazione di un’AGI in un Soma.

Il divieto risponde a esigenze tecnologiche, etiche e di sicurezza. Anche se oggi è tecnicamente impossibile, una AGI installata in un corpo biologico potrebbe risultare difficilmente distinguibile da una persona; allo stesso modo, si ritiene che una coscienza umana trasferita in un corpo artificiale sarebbe esposta a forme estreme di Sindrome da Discontinuità Somatica.

Registrazione e tracciamento dell’identità

La possibilità di trasferire una coscienza in un altro corpo ha reso necessario stabilire un criterio oggettivo per determinare chi fosse, sul piano giuridico, l’individuo risultante dall’operazione; a tale scopo le Egemonie hanno adottato un sistema fondato sulla registrazione dei corpi e sulla tracciabilità completa di ogni trasferimento.

Ogni Soma prodotto legalmente viene iscritto nel Somatic Continuity Register (convenzionalmente noto come il Registro), formalmente tenuto dalla European Federation ma di fatto riconosciuto da tutte le Egemonie. Il Registro è unico per autorità e federato per copie: in assenza di comunicazioni più veloci delle navi, ogni sistema abitato ne conserva una replica locale, aggiornata dai corrieri a ogni passaggio, e la replica locale fa fede fino alla sincronizzazione successiva. La replica non è però l’unica fonte: ogni Soma e ogni Selfmark conserva, in forma firmata e crittograficamente verificabile, la parte recente della propria storia, e una struttura autorizzata può verificarla da sola, riconoscere eventi più recenti di quelli che il proprio Registro conosce e considerarli validi in via provvisoria, fino alla riconciliazione successiva. Il Registro conserva il produttore, l’origine della linea cellulare, il profilo genetico, le principali modificazioni effettuate e la successione certificata degli individui che lo hanno occupato. I corpi nati naturalmente vengono iscritti alla nascita con i relativi dati anagrafici e biometrici e sono successivamente soggetti agli stessi obblighi di aggiornamento.

Per i Soma aumentati vengono inoltre registrati il Biological Retention Index e le principali sostituzioni cibernetiche. I corpi artificiali sono invece associati a modello, produttore, identificativi hardware, componenti principali, firmware e architetture cognitive autorizzate. Ogni Soma integra inoltre dispositivi destinati a impedire l’installazione di impronte cognitive non autorizzate e a registrare eventuali tentativi di alterazione. Questi sistemi non rendono impossibile un trasferimento clandestino, ma ne aumentano considerevolmente la complessità tecnica, quantomeno utilizzando un Soma regolarmente registrato.

Dal 2098 ogni impronta cognitiva ottenuta attraverso procedure certificate viene iscritta nel Somatic Continuity Register insieme al Soma di provenienza, al Soma di destinazione e alla data dell’operazione. Nei rari casi in cui due iscrizioni incompatibili nascono in sistemi diversi prima che le repliche si siano allineate, si verifica un fenomeno noto come biforcazione della continuità (Continuity Fork): il conflitto viene accertato soltanto all’arrivo del corriere, a mesi di distanza, e si risolve secondo la regola descritta più avanti.

La sequenza dei successivi trasferimenti costituisce la Identity Continuity Chain (ICC), o catena di continuità, e rappresenta il principale criterio utilizzato per stabilire l’identità legale di un individuo trasferito. Una coscienza priva di una ICC verificabile non può essere riconosciuta come titolare dell’identità che rivendica. In tali casi viene privata del Soma eventualmente occupato e trasferita in una Cognitive Holding Facility (CHF), struttura destinata alla custodia di coscienze umane e AGI la cui identità, provenienza o condizione giuridica non possano essere accertate.

Negli ultimi anni il mandato delle CHF è stato ampliato e comprende anche la custodia delle impronte cognitive di individui ai quali sia stato revocato o sospeso il diritto a disporre di un Soma, compresi soggetti considerati pericolosi, incompatibili con l’ordine pubblico o comunque non idonei alla reintegrazione nella società.

Selfmark

La stessa tecnologia utilizzata per il trasferimento consente di registrare un’impronta cognitiva e conservarla senza ricostituirla immediatamente in un nuovo corpo. Queste copie archiviate, commercializzate con il nome di Selfmark, costituiscono un backup dell’individuo così come si trovava al momento della registrazione.

Un Selfmark comprende tutte le informazioni necessarie a ricostruire la coscienza, ma non contiene ricordi, esperienze o modificazioni cognitive successive alla propria creazione. Finché rimane archiviato costituisce una registrazione inerte, paragonabile a un database crittografato, e non una mente cosciente. Può essere conservato per periodi indefiniti e utilizzato successivamente per ricostituire l’individuo in un Soma compatibile.

Un Selfmark è una copia soltanto finché l’individuo dal quale deriva resta attivo. Lo stesso formato viene impiegato quando un’impronta viene archiviata dopo la cessazione dell’istanza precedente: è il caso delle coscienze custodite nelle Cognitive Holding Facility, dei trasferimenti nei quali il Soma di destinazione non è ancora disponibile o di un viaggio interstellare affrontato “senza corpo”, con il proprio Selfmark registrato sulla nave.

La differenza non risiede quindi nel Selfmark stesso, ma nello stato della relativa Identity Continuity Chain. Quando il registro certifica che non esiste più alcuna istanza attiva precedente, il Selfmark costituisce l’unica continuità disponibile della persona e può essere utilizzato per una nuova ricostituzione. Una copia registrata mentre l’individuo resta attivo conserva invece lo status di backup e non può essere ricostituita finché la catena di continuità non ne autorizza l’attivazione.

La conservazione di più Selfmark dello stesso individuo è lecita ed è divenuta una pratica ordinaria, inclusa in numerose polizze assicurative; le coperture più complete prevedono, in caso di morte o perdita irreversibile del corpo, la ricostituzione dell’assicurato a partire dall’ultimo Selfmark disponibile e la fornitura di un Soma compatibile, personalizzato o standard a seconda del contratto.

La possibilità di conservare più copie non consente tuttavia di attivarle liberamente: prima della ricostituzione deve essere accertato che l’istanza precedente della stessa identità abbia cessato di esistere. Nel trasferimento ordinario l’accertamento è dato dal prelievo stesso, che è distruttivo, mentre per una copia archiviata l’unica via è una dichiarazione formale di morte o di dispersione, iscritta nel Registro: la ricostituzione che ne segue apre una nuova catena, collegata alla precedente e contrassegnata come derivata da archivio. Soltanto dopo tali controlli la nuova istanza può essere riconosciuta come prosecuzione legale della precedente. La regola fondamentale è che a ogni identità legale possa corrispondere una sola istanza cosciente attiva.

Mirroring e interdizione della continuità

La ricostituzione di un Selfmark mentre l’individuo dal quale deriva è ancora attivo produce due soggetti che condividono, almeno inizialmente, gli stessi ricordi e rivendicano la stessa identità: questa pratica, comunemente definita mirroring, è severamente vietata in tutte le principali Egemonie.

Quando viene rilevato un caso di mirroring, la continuità dell’identità preesistente viene attribuita, una volta completate le verifiche e allineati i registri, all’istanza la cui catena non si è mai interrotta, ovvero quella che non è mai stata dichiarata morta. Le istanze ricostituite da archivio restano sul ramo derivato, e se l’istanza originaria muore dopo l’accertamento non ne ereditano la continuità: nell’improbabile caso in cui i rami siano entrambi coerenti, prevale la certificazione più antica.

Nei casi più fortunati, le altre istanze vengono riconosciute come individui autonomi e ricevono una nuova identità legale; nei casi in cui provenienza, continuità o condizioni della ricostituzione non possano essere immediatamente accertate, possono essere trasferite in una Cognitive Holding Facility fino alla conclusione delle verifiche.

Poiché il mirroring può essere effettuato all’insaputa dell’individuo originario, contro la sua volontà o senza il consenso dell’istanza prodotta, la responsabilità ricade su chi abbia disposto, autorizzato o materialmente eseguito l’operazione. Nei casi più gravi le sanzioni possono prevedere anche l’interdizione della continuità, che comporta la cancellazione dei Selfmark esistenti e il divieto permanente di registrarne di nuovi o di sottoporsi a ulteriori trasferimenti attraverso procedure autorizzate.

L’applicazione di queste norme non dipende soltanto dai controlli amministrativi e dalle sanzioni penali: i sistemi utilizzati per registrare, conservare e trasferire le coscienze incorporano firme crittografiche, watermark hardware, secure enclave, procedure di attestation, blocchi a livello di firmware e registri immutabili. Prima di ogni ricostituzione vengono inoltre verificati automaticamente l’autenticità del Selfmark, la validità della relativa ICC, lo stato dell’istanza precedente e l’identità del Soma di destinazione. Se non può essere dimostrato che l’istanza precedente abbia cessato di esistere, la procedura viene bloccata.